Prove di vocazione maggioritaria. Tra mediazione e sfide al governo ecco il doppio turno di Renzi

"E' arrivato il momento di far vedere che la politica non è solo discussione o diventa il bar dello Sport" ed è per questo motivo che il Pd oggi dice agli italiani che “questa è una proposta concreta da realizzare in tempi certi” e che oggi “vi proponiamo un accordo su cui la direzione è chiamata a esprimersi e a votare”. Ha esordito così il segretario del Pd, Matteo Renzi, questo pomeriggio aprendo la direzione del Pd. Cerasa L'intesa profonda tra Berlusconi e Renzi e le prossime tappe della legge elettorale - Cerazade Per orientarsi nel caso della legge elettorale - Di Michele Dov'è finito Gianni Letta - Alfano: "Ci vuole un Letta bis"
22 AGO 20
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"E' arrivato il momento di far vedere che la politica non è solo discussione o diventa il bar dello Sport" ed è per questo motivo che il Pd oggi dice agli italiani che “questa è una proposta concreta da realizzare in tempi certi” e che oggi “vi proponiamo un accordo su cui la direzione è chiamata a esprimersi e a votare”. Ha esordito così il segretario del Pd, Matteo Renzi, questo pomeriggio aprendo la direzione del Pd.

Per Renzi il “bicameralismo perfetto mostra oggi tutti i suoi limiti: è tutto tranne che perfetto”. Il segretario del Pd, tornando sull’incontro con Silvio Berlusconi, ha ribadito che sul Senato esistono “paletti condivisi con il principale partito dell’opposizione, ovvero Forza Italia” che sono “il superamento del bicameralismo perfetto con l’eliminazione del voto di fiducia” e, “come ho detto in faccia ai senatori, l’eliminazione dell’elezione diretta dei membri e dell’indennità”. Per Renzi, scopo dell’”accordo sulle regole con Berlusconi” è “non doverci fare un governo in futuro”. Le critiche ricevute per quell’incontro sono per Renzi “strumentali”: “Chi avrei dovuto incontrare – si è domandato – Dudù?”. "Con chi dovevo parlare – ha aggiunto - se non con il personaggio politico che ha creato e ricreato Forza Italia? Berlusconi è il capo del centrodestra, riconosciuto da chi sta al governo e da chi sta fuori”. Prosegue Renzi nel voler rispondere alle critiche che hanno scandito il suo incontro con Berlusconi: “Avere un giudizio politico su quello che è accaduto in questi vent'anni è legittimo, ma non riconoscere che le regole si scrivono con gli altri corrisponde a un criterio secondo me ingiusto. Io non sono subalterno culturalmente, non mi sento subalterno al punto da avere delle idee che devo cambiare perché Berlusconi la pensa come me".

A questo proposito Renzi ha annunciato che entro il 15 febbraio il Pd presenterà il ddl costituzionale per la trasformazione del Senato. Il ddl, ha spiegato il sindaco di Firenze, “sarà un testo che ci auguriamo sarà condiviso anche dagli alleati di governo” e sul quale avremo “venti giorni per discutere”. Un incontro, ha inoltre rivelato Renzi, c’è stato “oggi” con Alfano.

Renzi ha poi colto l’occasione per rispondere a Beppe Grillo che in giornata, dalle pagine del suo blog, aveva dato dello “showman” al neo segretario Pd derubricando le sue promesse come “un grande bluff”. “Caro collega – ha detto Renzi - fino a quando continuerai ad abusare dell'intelligenza dei tuoi deputati e senatori, alcuni dei quali molto più appassionati di quanto io pensassi, che continuano a dare dei segnali, da cui continuano a uscire grida di dispiacere per il fatto che l'M5S si sia autorelegato nel blog?". "Fino a quando – ha poi proseguito - continuerai a perdere occasioni su occasioni, oppure a scappare quando pensi di perdere come è successo in Friuli?". "L'M5S era la speranza di cambiamento che non si sta realizzando – ha concluso Renzi - la politica la cambiamo noi, abbiamo capito il messaggio del 25 febbraio".
Archiviato Grillo, il segretario del Pd è tornato a illustrare la sua proposta di legge elettorale che prevede “un’assegnazione di un premio di maggioranza che porti 53 per cento al minimo e al 55 per cento al massimo, e che sia assegnabile se uno ottiene almeno il 35 per cento”. Dunque, ha concluso Renzi, si parla di “un premio che sia al massimo del 18 per cento”. Con questo accordo, ha sottolineato Renzi “oggi noi diciamo ‘ciao ciao’ con la manina a quelli che volevano il ritorno alla Prima repubblica. E ce n’erano anche tra di noi”. Ma, ha poi avvertito, che "se il Parlamento volesse intervenire su qualcosa di fondamentale, sappia che manda all'aria tutto: questa non è una riforma 'a la carte'. O si fa tutto il pacchetto o viene meno l'accordo". Renzi poi lancia un appello anche alla direzione che, dice, non intende “delegittimare”, ma “voglio ricordare che non state votando la posizione del segretario, ma la posizione di chi è andato a votare alle primarie”. Quella da lui illustrata è per Renzi un’ “idea di un Pd a vocazione maggioritaria. L’Italicum lo consente, alleanza per vincere e governare”.
La proposta di Matteo Renzi “non è convincente” e “nel merito sento che dobbiamo discutere ancora”. A dirlo è Gianni Cuperlo, Presidente del Pd, intervenuto nella direzione del partito dopo l’intervento del neo segretario. "Non vogliamo boicottare, intralciare, rallentare il progetto riformatore che può avere una rilevanza storica – ha aggiunto Cuperlo -, noi vogliamo essere protagonisti di un passaggio a una repubblica rinnovata". Ma, avverte il Presidente del Pd, l’Italicum lanciato da Renzi “non garantisce né rappresentanza adeguata, nè il diritto degli elettori di scegliere i propri eletti, nè governabilità” e presenta “seri dubbi di costituzionalità”.

Cuperlo ha voluto poi tranquillizzare chi crede che all’interno del “nostro partito” ci sia “una maggioranza che spinge per cambiare e una minoranza che vuole restare ferma immobile”. "Non esiste alcun pregiudizio al tentativo di condurre finalmente ad un approdo quelle riforme che sono decisive per la tenuta e la rigenerazione della nostra democrazia”, ha spiegato il Presidente, “e l'accelerazione di Renzi è stata un fatto utile e positivo". Ma, attacca,"dire non si può cambiare niente sennò salta tutto non so fino a che punto sia un modo convincente di procedere".

Un secondo affondo Cuperlo lo ha poi dedicato all’incontro tra Renzi e Berlusconi, una questione, ha sottolineato, “non di galateo politico o istituzionale e nemmeno del luogo più o meno simbolico dove gli incontri si svolgono”. Ma, ha ribadito Cuperlo, "una cosa è discutere con un leader di una forza politica, altro è stringere un patto politico su questioni di rilevanza costituzionale con chi è stato interdetto dal Parlamento e che, dopo vent’anni, non era più egemone nel suo campo".

Cuperlo cita la soglia dell’8 per cento che secondo lui “spingerebbe i piccoli partiti del centrodestra e forse anche del centro a ricongiungersi a Forza Italia. Possiamo liquidare la cosa dicendo che non sono affari nostri o che è già così altrove, ma quali interessi abbiamo noi a sospingere verso il capo di una destra radicale quelle forze che a fatica hanno rotto il legame?".